Recensione Gentile: Il Piccolo Principe

Una vita senza sogni è come un mondo senza arte. Sì, perché saper sognare è un’arte, vuol dire poter diventare grandi continuando a vedere il mondo con la curiosità e l’ingenuità di un bambino. Il Piccolo Principe di Mark Osborne sogna e fa sognare. Prodigy è una bambina di dieci anni costretta da una madre stra-ossessiva a studiare su grossi libri di Matematica, Geometria, Scienze ed Algebra. La super mamma, per prepararla ad affrontare l’esame di ammissione in una prestigiosa scuola, le pianifica su una gigante tabella persino il tempo studio di ogni singolo giorno. A cambiare la vita della piccola protagonista sarà un vicino di casa, un vecchio aviatore un po’ svitato che la introdurrà nel mondo del Piccolo Principe. Il film di Mark Osborne rischiava di essere una semplice imitazione del romanzo di Antoine de Saint – Exupéry, invece diventa una meravigliosa opera originale. Il lungometraggio d’animazione distribuito dalla Lucky Red riesce a reinventare sé stesso introducendo storie parallele e ambientazioni innovative mixate in un unico scenario distopico finale ma fortemente reale: un nuovo asteroide in cui confluiranno le storie future dei classici personaggi del Piccolo Principe e quella presente di Prodigy. La realtà futura che si prospetta è quella di un mondo senza sogni e senza speranza, in cui tutto è ricondotto al denaro, al lavoro, al potere e alla materialità delle cose. Un pianeta abitato da soli adulti, in cui i bambini non sono ammessi. Sono come dei difetti di fabbrica, perciò devono essere scartati e gettati nell’immondizia. La magia che caratterizza il film non è semplicemente fornita dalle diverse tecniche di animazione, ma soprattutto dalla tessitura della trama, dalle immagini e dalle ambientazioni. Quello che colpisce è lo scenario post-capitalistico. In quel mondo, i sogni, rappresentati dalle stelle, sono stati acquistati e rinchiusi in una sfera di cristallo da pochi, ma potenti, uomini d’affari . Gente senza scrupoli, senza obiettivi, che punta soltanto ad acquistare e a investire per il gusto di farlo, ma che ha perso di vista il senso della vita. Si tratta di una forte critica all’odierno sistema capitalistico? Probabilmente sì. Oggi si avverte in modo abbastanza marcato una diffusa mentalità di egoismo. Il problema alla base è un’interminabile corsa all’accumulo costante di nuovi capitali. Investire per il semplice dovere di investire, è questo il tema principale della seconda parte del film, al contrario di quello iniziale, che risulta più descrittivo. Ma in uno spettatore, a fine film, potrebbe sorgere la seguente domanda: se si cerca di aumentare perennemente la propria ricchezza materiale, cosa rimane della felicità? La risposta è semplice. Nulla. Ed è proprio il nulla che rimane agli abitanti di quell’isola che c’è. Il contesto in cui sono ambientate le scene contribuisce fortemente ad alimentare questa sensazione. I quadri scenici mostrano una grande fabbrica invasa da prodotti destinati ai normali consumi ammassati in montagne di rifiuti. Ci sono macchine di produzione. Sarà un riferimento ai mezzi di produzione trattati anche da Marx? Rischiamo di diventare come delle merci pronte all’imballaggio e al consumo cancellando la nostra umanità in virtù del conformismo? Forse Mark Osborne e company offrono una metafora dell’uomo. Ognuno di voi può dare una risposta. D’altro canto, tutti gli uomini d’affari presenti in quell’asteroide, con dentro una piccola metropoli coperta da un cielo senza stelle, hanno fatto questa fine. Sarà anche il nostro destino? Il messaggio è e rimane, nonostante le variabili negative, un messaggio di speranza. Volete sapere perché? In quel mondo distopico, popolato da adulti robotizzati, c’è pure il Piccolo Principe. Ma è diverso, è diventato grande e fa lo spazzacamini. Mantiene in fondo in fondo la mentalità di un bambino, di un sognatore, pur essendo caduto nel pessimismo più totale. Forse a salvarlo è proprio il suo umile mestiere di spazzacamino. L’umiltà diventa allora la via del cambiamento, perché ci fa ritrovare il rapporto più puro con la nostra dimensione umana. Ma rischia pure lui di omologarsi a quella massa di automi, se non fosse per quella piccola speranza di cambiamento ancora dentro di sé. Proprio per questo arriva Prodigy con l’aereo del vecchio aviatore, per salvarlo e trasformare la speranza di un quasi “Grande Principe” in un sogno ancora vivo. E sarà proprio così. Le intuizioni di Osborne e Bob Perischetti sono geniali, e puntano su una trama molto forte. Sicuramente difendono l’idea di un mondo che si sta anestetizzando e ci sta alienando dal più profondo senso della vita. Questo film ci insegna a creare un nostro punto di vista sul mondo. Solo osservando con gli occhi del cuore e della mente si potrà godere al meglio delle cose più piccole e semplici. Questo significa sognare ed essere Piccoli Principi. Indipendentemente da qualsiasi età. Il segreto è: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Così, proprio come dice il vecchio aviatore alla piccola Prodigy, saremo dei meravigliosi adulti.

3.1.2016
 

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