La corrispondenza

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

L’opera filosofica. Istruzioni per l’uso

Quella di Giuseppe Tornatore è una visione hegeliana, cadenzata da accenti aristotelici e platonici. Friederich Hegel, noto filosofo tedesco, afferma infatti che solo dall’opposizione di due contrari si può ottenere la sintesi di entrambi. Il cineasta siciliano, del più recente La migliore offerta, da una parte dimostra che è possibile anche un amore dopo la morte, dall’altra comprova che non lo è affatto. Due contrari per l’appunto. Amy e Ed, conducono, tramite il sistema informatico, una storia immateriale, metafisica, priva di consistenza e fatta di doppi virtuali. Ma una relazione così non può durare per tutta la vita. Sul finale Amy, deciderà di staccarsi dalla finta corrispondenza con Ed, aprendosi a una nuova relazione reale, fisica, con un collega di lavoro. Il messaggio è chiaro: l’amore è la sintesi di due opposti, spirito e materia. Il film è l’elogio di un’autentica filosofia dell’amore. Non si può amare solo metafisicamente. Come non lo si può fare nemmeno con esclusiva materialità. Si tratta di due facce della stessa medaglia. Anche Aristotele lo dimostra nella sua Metafisica: l’essenza (spirito) è la manifestazione della sostanza (materia), e viceversa. Le due cose sono inscindibili. Amy capisce questo soltanto quando smette di vivere nella finzione, e ritorna nel mondo reale. Perché Ed è un vero stregone, un drammaturgo che trasforma la propria vita futura e quella presente di Amy in un’opera d’arte ben congegnata. La ragazza si fa protagonista inconsapevole, pedina di uno spettacolo in cui finzione e realtà si mischiano. Ma cosa è reale e cosa è finto? Questo resterà sempre impossibile stabilirlo con certezza. Sappiamo però che La corrispondenza è una continua negazione e confutazione di idee, ricca di contenuti stratificati per un pubblico quanto mai vario. Certamente si può cogliere dell’animismo, tipico della post-modernità. Per esempio, di Ed “sparisce” solo il corpo, ma non la sua essenza, che si anima in oggetti, in animali, in cose. Il suo spirito trasmigra da un essere all’altro, mentre la sua idea e la sua immagine si ricongiungono ad un Iperuranio contemporaneo: il computer. Ecco che salta fuori anche Platone. E non è tutto. La sua immagine resta più che mai viva ed immortale, nella virtualità del PC, una sorta di universo oleografico, una nuova dimensione artificiale costruita dall’uomo. Ed vive, grazie al suo doppio, in una simulazione, in una realtà transumana che lo trascina in un Matrix, accedendo all’immortalità. Lo farà anche Amy, quando deciderà di videoriprendersi per costruire anche lei un doppio virtuale che potrà ricongiungersi per sempre a quello di Ed, in una nuova finta corrispondenza. Solo in quel momento si darà pace e interromperà le sua corrispondenza nella vita che percepisce come reale. Ma c’è in tutto questo anche un altro significato: bisogna accettare l’imperfezione della vita e la sua limitatezza, perché è proprio lì che risiede l’equilibrio dell’esistenza umana.

18.1.2016
 

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