Recensione Gentile: Revenant

the Revenant

Di Saverio Rizwikt

Un effetto non troppo desiderato

Avete presente quando riceviamo un pacco regalo aspettandoci qualcosa di meraviglioso, lo scartiamo e troviamo una sorpresa solo “carina”? Revenant – Redivivo fa quest’effetto, non troppo desiderato. Se potessi misurare le parole con il contagocce, direi: “ottimi presupposti, risultati moderati”. Il film di Alejandro Inarritu, già premio oscar con Birdman lo scorso anno, nel complesso illude un po’. Siamo nel Nord Dakota, 1823. Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), un trapper esperto, e altri 33 uomini, nel bel mezzo di una spedizione di caccia subiscono l’attacco di una tribù di indiani selvaggi; Glass e i pochi sopravvissuti scappano via fiume con una piccola imbarcazione, inseguiti dagli indiani. Per depistare le tracce e far ritorno al villaggio, il gruppo abbandona la nave e intraprende un lungo e freddo viaggio a piedi. Durante un’esplorazione, Glass viene però aggredito da un orso bruno e ridotto in fin di vita. Il capitano della spedizione, Andrew Henry (Domhnall Gleeson), proseguirà il tragitto senza di lui: in attesa di donare al coraggioso uomo una degna sepoltura, lo affida alla veglia del figlio Hawk, del giovane Bridger (Will Poulter), e del compagno Fitzgerald (Tom Hardy). Da questo momento, la crudeltà e la mancanza di pietà saranno al centro dell’attenzione. Fitzgerald, divorato dall’ansia dell’attesa, uccide brutalmente Hawk, inganna Bridger e seppellisce Glass ancora vivo. Ecco allora l’inizio di una vendetta che farà “rivivere” il trapper americano. Violento, sanguinario e reale, inizialmente impressiona e sembra un videogioco, di quelli giocati in soggettiva diretta: lo spettatore e la macchina da presa si assemblano in un’unica struttura fisica con ampliate percezioni. La telecamera si trasforma in un vero e proprio terzo occhio, provocando, con le sole immagini, un livello di immersione, di coinvolgimento e di inquietudine interiore elevatissimo. Poi, come una pietanza fumante che diventa fredda prima del pranzo, il film attenua un po’ il suo aroma inebriante. Nella seconda parte, la narrazione perde la sua potenza evocativa, si appiattisce e non riesce a restare in linea con la tensione sensoriale e il realismo avveduto della prima. L’argomentazione cinematografica è “imbarbarita” da episodi, anche se teoricamente possibili, fuori luogo, fino al finale, che giunge scontato, quasi con rassegnazione.

Un film atmosferico

Nella sala, le sensazioni dirette dei personaggi, sembrano trasferite sulla pelle dello spettatore. Grazie alle scelte stilistiche sull’angolo e sui movimenti di ripresa, la fotografia di Emmanuel Lubezki finisce per abbattere la barriera dello schermo, mentre l’idea registica di Inarritu sgretola la percezione del tempo con geniali manipolazioni spaziali delle sequenze di scena. Tutto è ridotto a minuscoli flussi di secondi che trasfigurano un’idea cronometrica di quotidiano. L’immediatezza dei momenti scenici dà l’illusione di un contatto con i personaggi, mentre le inquadrature conducono il pubblico in un’atmosfera fatta di tensione, di agitazione e ritmi cardiaci intensi, contrapposti a momenti di riflessione, di pausa e di respiro. A sequenze estremamente materiali, che svelano in modo nudo e crudo prerogative umane come odio, cattiveria e senso di angoscia, si contrappongono, con molta grazia, momenti di serenità e di meditazione, che celebrano il riconoscimento spirituale interiore dei personaggi. L’ipotesi è avvalorata dall’alternanza continua di dialoghi e musica che, nelle immagini, trovano un unico filo conduttore. La peculiarità di Revenant – Redivivo, è proprio questa: i dialoghi non sono mai invasivi nei confronti della musica e viceversa. Le colonne sonore di Alvo Noto e Ryuichi Sakmoto sono rare ma estremamente dense: singolarità cosmiche in uno sterminato universo di impressioni fotografiche. Ricche di sfumature digitali ed elettroniche, posseggono un carattere contemplativo talmente elevato da riuscire nell’intento di Inarritu: rimpiazzare i dialoghi grazie a un processo conoscitivo fatto di suoni.

 

24.1.2016
 

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