Il venerdì per gli studenti

Nuova rassegna cinematografica dedicata agli studenti delle scuole superiori!

Costo singolo biglietto 3€ – Abbonamento 15 € – Spettacolo ore 10.00

I film “LEA” e “UN BACIO” sono eventi gratuiti.

Programmazione:

Venerdì 5 febbraio – MALALA

malala web

regia di Davis Guggenheim

MALALA è un ritratto intimo e personale del Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, divenuta un obiettivo dei Talebani e rimasta gravemente ferita da una raffica di proiettili durante un ritorno a casa sul bus scolastico, nella valle dello Swat in Pakistan. Allora quindicenne (ha compiuto 18 anni lo scorso luglio) era stata presa di mira, insieme a suo padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile, e l’attentato di cui rimase vittima ha suscitato l’indignazione e le proteste di sostenitori da tutto il mondo. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala.

Giovedì 11 febbraio – LEA

Lea-Garofalo

regia di Marco Tullio Giordana

IN SALA SARANNO PRESENTI IL REGISTA E L’ATTORE ALESSIO PRATICO’

Il film-tv di Marco Tullio Giordana va dritto al punto e racconta la vita di Lea Garofalo, donna che, dopo aver vissuto nella paura insieme alla figlia Denise, decide di affidarsi alla giustizia per dare alla ragazza un futuro migliore e che, per questo, viene uccisa. Il regista non vuole inventarsi un racconto, ma si attiene a quanto accaduto, portando in tv una storia forte e simbolica di una lotta alla mafia che va combattuta proprio in ricordo di chi si è ribellato. Il film-tv non santifica Lea, nè rappresenta il racconto che la vede al centro cambiandone personaggi a favore di pubblico, ma vuole avere quella forza e coraggio che la storia stessa della Garofalo ha avuto. Il racconto si sofferma sulla protagonista e sulla figlia, e su come la prima trasmetta alla seconda quel senso della giustizia e della ribellione al clan che le hanno permesso di andarsene via dall’abitazione in cui il compagno Carlo (Alessio Praticò) gestiva i suoi affari illeciti. Un rapporto, quello tra le due, che si snoda lungo tutto il racconto mostrandone la forza e la capacità di alzare la testa. Per certi versi il lavoro di Giordana risulta essere troppo schematico, veloce e schietto nel raccontare le vicende che porteranno all’omicidio di Lea ed alla decisione della figlia di testimoniare in aula. Ma non c’è tempo per abbellire il racconto con dialoghi strappalacrime o scene superflue: il film-tv vuole essere così per poter evidenziare il senso di ribellione della protagonista, sfruttando un cast poco noto al grande pubblico ma bra- vissimo in ogni ruolo. Questo è l’obiettivo di Lea, più ancora dell’intento informativo. Il regista ha voluto portare in tv il racconto di una donna che merita di essere ricordata e che deve servire per ricordarci quanto sia importante saper dire di no e scegliere il futuro migliore per noi e per chi ci circonda.

Venerdì 19 febbraio – SELMA LA STRADA PER LA LIBERTA’

Selma-Film

regia di Ava DuVernay

Nel 1964 Martin Luther King Jr., per merito del suo movimento pacifico per il riconoscimento dei diritti in favore degli afroamericani, vince il premio Nobel per la pace a Oslo. Martin viene ricevuto dal president Lyndon Johnson, a cui chiede di garantire il pieno diritto di voto ai cittadini neri. Tale diritto è essenziale in quanto ai neri è negato negli stati del sud, poiché essi non hanno alcun rappresentante nei seggi e nei tribunali; per questa ragione subiscono attentati, pestaggi e minacce a sfondo razziale, e gli autori di tali delitti anche se arrestati, vengono spesso facilmente scagionati da tribunali presidiati da soli bianchi. Il presidente spiega a King che la sua richiesta è sì giusta ma attualmente scomoda, e creerebbe dissenso con gli stati del sud. King prosegue la sua lotta a Selma, in Alabama, stato governato dal razzista George Wallace. A seguito di una spedizione punitiva voluta dal governatore in risposta a una marcia non violenta, il giovane Jimmie Lee Jackson viene ucciso a sangue freddo da un poliziotto mentre tentava di difendere il nonno. Questo avvenimento sconvolge King, che organizzauna marcia di protesta pacifica, a cui però non partecipa per motivi familiari. Durante la marcia i neri che vi partecipano vengono sopraffatti dalla polizia, che li sottopone a pestaggi. Questo gesto, mostrato in diretta nazionale, commuove gran parte dell’America. Nella seconda marcia si uniscono ai neri alcuni bianchi. A questo punto il presidente convoca Wallace per cercare di calmare le acque. Di fronte alle deboli motivazioni del governatore, il presidente, che non vuole venire giudicato male dalla Storia, decide di accettare la richiesta di King. Martin Luther King, vittorioso, vede il suo sogno realizzarsi e con il seguito di tutta l’Alabama marcia verso il Campidoglio, a Montgomery, dove terrà uno dei suoi discorsi più ricordati, consapevole dei rischi ai quali sta per esporsi.

Venerdì 4 marzo – GOODBYE BAFANA

banana

regia di Bille August

Sudafrica, 1969: James Gregory, insieme alla famiglia, composta da sua moglie Gloria e dai loro due figli Brent e Natasha, parte alla volta dell’isola-prigione di Robben Island, dove è stato trasferito. Data la conoscenza della lingua degli Xhosa, il secondino viene incaricato di censurare le lettere che arrivavano ai carcerati e di controllare Nelson Mandela, tramite la sua posta e le visite con sua moglie Winnie. Fin dai primi momenti trascorsi con Mandela, James viene a conoscere la sua grande forza ed il suo grande animo, tanto che presto tra la guardia e il prigioniero nascerà un forte legame di amicizia. James cercherà di conoscere meglio gli ideali del partito di Mandela, tanto da rubare una copia della Carta della Libertà, una sorta di costituzione contenente i principi e gli ideali di uguaglianza per cui Mandela lotta. Ma quando, tempo dopo, James consegna un cioccolatino da parte di Nelson a sua moglie come regalo di Natale, scoppia uno scandalo che obbliga il superiore di Gregory ad abbandonare Robben Island e a trasferirsi per dirigere un altro carcere. L’intera isola se la prende con i Gregory, che lasciano l’isola. Il governo di Pretoria non vuole però che il potenziale di Gregory venga sprecato, così gli viene proposto di continuare a gestire l’ufficio censura di Robben Island dalla vicina Cape Town. Anni dopo, Mandela è trasferito sulla terraferma nella prigione di Pollsmoor, vicino a Città del Capo, seguito dalla famiglia Gregory. È qui che avvengono i primi passi per raggiungere un accordo tra il governo sudafricano e l’ANC per la scarcerazione dei prigionieri politici come Mandela e la cessazione degli attentati terroristici. Mandela è quindi nuovamente trasferito, insieme alla famiglia di James, in una casa appena fuori città agli arresti domiciliari. Tutto sembra andare per il meglio, ma una sera, arriva una chiamata con la quale viene comunicata la morte del figlio di James. Questa notizia giunge ai genitori come un lampo a ciel sereno. James ne rimane sconvolto, e riesce a risollevarsi dalla depressione proprio grazie alla forte amicizia instaurata con Mandela. 1990: Mandela viene liberato. Fuori dai cancelli della sua casa ci sono ad attenderlo ed a acclamarlo centinaia di persone, tra cui la stessa Gloria Gregory, che appena vent’anni prima lo considerava un terrorista. Pochi anni più tardi egli diverrà il nuovo Presidente nero del Sudafrica.

Venerdì 22 aprile – IL SALE DELLA TERRA

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regia di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado

Da quarant’anni Salgado attraversa i continenti sulle tracce di un’umanità in pieno cambiamento. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea – conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa – si lancia adesso alla scoperta di territori inesplorati e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano Ribeiro Salgado, che l’ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

Venerdì 13 maggio – PRIDE

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regia di Matthew Warchus

Londra, 1984. Joe partecipa tra mille timidezze e ritrosie al Gay Pride e si unisce alla frangia più politicizzata del corteo, già proiettata sulla successiva battaglia in difesa dei minatori in sciopero contro i tagli della Thatcher. Guidati dal gio- vane Mark, i LGSM (Lesbians and Gays Support The Miners) cominciano il loro difficile percorso di protesta, che li conduce in Galles, nella remota comunità di Dulais. Superata l’iniziale ritrosia, tra attivisti gay e minatori nascerà una sincera amicizia e un’incrollabile solidarietà umana. Uno spunto narrativo dal potenziale micidiale che ha sorprendentemente atteso trent’anni prima di essere trasposto su grande schermo. Matthew Warchus – il sottovalutato Simpatico e un notevole curriculum teatrale alle spalle – raccoglie la sfida, forzando la verità storica (la solidarietà era molto più articolata e diversificata, non coinvolgeva solo una comunità gallese e un gruppo di attivsti londinese) quel tanto che basta per rendere Pride un possibile campione d’incassi. Di quelli destinati in egual misura a essere amati e detestati, per la capacità di concentrare cliché e situazioni già viste in anni di cinema popolare britannico, con in mente solo il grande pubblico privo di pretese intellettuali. Warchus rinuncia da subito allo stupore, sceglie l’alveo confortevole del genere codificato e lo sfrutta al massimo, puntando su un cast adeguatamente variegato (il Dominic West di The Wire a fianco di un sorprendente Paddy Considine) e giocando la propria vis comica, così come i climax drammatici, sull’accettazione della “diversità”, sia essa abitudine sessuale, estrazione proletaria o semplice provenienza gallese. Una sceneggiatura accorta, che inserisce quasi subito il pilota automatico e pigia i tasti emozionalmente giusti, senza concedersi sorprese: i traumi, i punti di svolta del plot, sono quelli ampiamente previsti. La diffidenza iniziale degli operai si tramuta in accoglienza gioiosa, specie quando i gay rivelano la loro naturale attitudine al ballo (cliché quasi imperdonabile, di cui Warchus si nutre abbondantemente), e i percorsi individuali dei protagonisti seguono il loro iter naturale, con l’immancabile figlio che trova il coraggio di fare coming out con i propri genitori e pagarne le conseguenze. Minimo lo spazio dedicato alla contestualizzazione storica nell’era Thatcher – l’inizio della fine per il Secondario e per la classe operaia – benché lo spettro dell’Aids incomba come un inquietante monito contro la libertà dei costumi sessuali. Astutamente tenuta in secondo piano la disfatta dei minatori, in favore di una marcia comune in occasione del gay pride che sa di utopia rivoluzionaria consolatoria almeno quanto l’epilogo recente de I miserabili.

3.2.2016
 

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