Recensione Gentile: Zootropolis

Zootropolis

Soggetto: Saverio Rizwikt
Illustrazioni: Bislacchi

 

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

Le rappresentazioni artistiche che l’uomo ha dato di sé, a partire dalle primissime incisioni rupestri, hanno sempre prodotto nell’osservatore un forte senso di inquietudine interiore. Certo, con il tempo, i modi e i modelli di riproduzione artistica sono diventati sempre più evoluti e raffinati. A partire da Esopo, Fedro, per poi passare a Jean de La Fontaine, sino ad arrivare al più recente George Orwell con il suo La fattoria degli animali, (solo per citarne alcuni) per esempio, la narrativa ha contribuito fortemente a creare un immaginario di simboli rappresentativi. Ciò spiega il forte impatto emotivo che ancora oggi, le allegorie hanno nella psiche collettiva. Soprattutto se si tratta di personificare gli esseri umani con gli animali. Adesso, giusto per utilizzare dei termini di paragone: Zootropolis, riesce a infondere nello spettatore la stessa ammirazione che i graffiti primitivi creavano negli uomini delle caverne. Zootropolis è una città abitata interamente da animali antropomorfi dove gli uomini non esistono. Ad ogni animale corrisponde sostanzialmente una personalità umana. Judy Hopps (Ginnifer Goodwin doppiata da Ilaria Latini) è una piccola coniglietta di periferia con l’ambizione di diventare poliziotta. Una volta cresciuta, dopo aver finalmente realizzato il suo sogno, si trasferisce in centro città. Il capo del dipartimento di polizia però, un grosso e grande bufalo di nome Bogo (Idris Elba, doppiato da Roberto Fidecaro) spedisce Judy, per la sua minuta statura, a lavorare come vigile urbano. Presto Judy, trovatasi a risolvere il caso di una misteriosa scomparsa, incontrerà l’astuto Nick Wilde (Jason Bateman, doppiato da Alessandro Quarta), una volpe truffaldina con delle preziose informazioni. Nonostante l’iniziale antipatia, i due stringeranno amicizia costretti a svelare i retroscena di una situazione molto grave e pericolosa … Una qualunque persona adulta potrebbe pensare che un cartone animato in grafica computerizzata sia indicato solo per i bimbi. Eppure, Zootropolis tutto è tranne che un film per soli ragazzini. Motivo? Il racconto allude al sistema sociale messo in piedi dai più grandi: ad ogni personalità umana è associato un determinato animale. Chissà, forse sarà possibile vedersi allo specchio …! Un messaggio forte e chiaro al mondo già cresciuto. La macchinosità della burocrazia, ad esempio, s’identifica nella lentezza dei bradipi al comando degli uffici. E poi c’è il dominio sociale dettato dalla superiorità di razza: i predatori al potere politico. Il film segue, in virtù della legge del più forte, il motto Orwelliano secondo cui gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. In realtà, però, il contenuto finale del film è diverso: non bisogna discriminare e sottomettere gli altri seguendo differenze razziali e su base genetica. Davanti al riconoscimento di un’unica specie siamo tutti uguali. La cattiveria, l’egoismo e la sopraffazione degli altri, alla luce dell’evoluzione, sono creazioni umane, e non costrizioni biologiche. La natura è ingannevole, chiunque può agire nel negativo, indipendentemente da qualsiasi categorizzazione. Anche una pecora può agire come un lupo, e un lupo comportarsi come una pecora. Gli animali e i personaggi principali di Zootropolis lo dimostrano. Jared Bush, Byron Howard e Rich Moore, autori del film, firmano una regia, un soggetto e una sceneggiatura all’altezza di pochi. La trama è perfettamente collegata, senza illogicità, ben compiuta sia nella forma che nel contenuto. La sceneggiatura nel complesso è caratterizzata da dialoghi comprensibili anche ai più piccini e sempre molto elegante. Le scene si susseguono con grande semplicità e sono dotate di una verve comica raffinata e mai banale. Le animazioni sono realistiche e curate nel minimo dettaglio. Le musiche, infine, sono in linea con quello che è senza dubbio uno dei più grandi compositori della sua generazione: Micheal Giacchino. I tratti melodici e armonici sono densi di sonorità cupe e profonde che provocano nello spettatore un stato di immersione totale nelle varie circostanze del film. Voto: 8.30 su 10

23.2.2016
 

Commenti chiusi.