Recensione Gentile: Lo chiamavano Jeeg Robot

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

 

Un film che tiene lo spettatore incollato allo schermo, dal primo all’ultimo minuto. Con una grazia e un’efficacia senza pari, Lo chiamavano Jeeg Robot riesce a combinare in modo originale il gusto estetico di un cinema di genere, con la finezza del cinema d’autore, ricco di contenuti e significati interessanti. Enzo Ciccotti, piccolo ladro di città, dopo essere entrato in contatto con una sostanza tossica acquista una super forza. La sua nuova condizione fisica diventerà però la sua debolezza quando, incontrata Alessia, cattura l’attenzione di un piccolo boss emergente detto “lo Zingaro” … Se un film funziona, almeno la metà del merito va all’impianto narrativo rappresentato dai dialoghi e dalle descrizioni di scena. In questo caso, dietro il testo di Lo chiamavano Jeeg Robot, c’è un nome ed un cognome ben preciso: Nicola Guaglianone. Già soggettista e sceneggiatore di cortometraggi pluripremiati come Basette e Tiger Boy – diretti sempre da Gabriele Mainetti – Guaglianone sorprende anche in Lo chiamavano Jeeg Robot (la sceneggiatura è scritta con la collaborazione del fumettista Menotti), per la semplicità e l’armoniosità con cui riesce a descrivere i sintomi della romanità e i problemi di una morale in declino attraverso l’idea di un cinecomics tutto italiano. La narrazione delle immagini, precisa, reale e mai scontata, è invece frutto dell’ingegno di Gabriele Mainetti. Un regista dal palato fine, sempre attento al dettaglio e alle rappresentazioni concrete delle sequenze di scena. E non solo. Mainetti ha abbinato in modo esplosivo i suoi attori alle caratteristiche fisiche e psicologiche dei personaggi. Luca Marinelli dà vita ad un’interpretazione pazzesca, paragonabile alla straordinaria performance di Heat Ledger nel Joker del Cavaliere Oscuro. Claudio Santamaria e Ilenia Pastorelli ricoprono i rispettivi ruoli con grande naturalezza e spontaneità, assicurando al film il ritmo e l’intensità necessaria. Lo chiamavano Jeeg Robot è intrattenimento allo stato puro, ma anche flusso indefinito di significati inconfessati. Non si può fare a meno di notare un’analisi devastante della moralità, dell’etica e del concetto di individuo in relazione alla sfera sociale contemporanea, con particolare attenzione agli ambienti romani, quasi a riportare alla luce l’immagine sbiadita di Claudio Caligari. Enzo Ciccotti e lo Zingaro incarnano senza mezzi termini due facce contrapposte della stessa medaglia: l’umanità e la disumanità. Il primo – quasi tramite un viaggio catartico – riesce a trovare in se stesso e negli altri la ragione di un agire etico. Da ladruncolo egoista finisce per diventare un eroe altruista, dedito al bene comune. Il secondo approfitta invece di una morale sociale ingiusta, disuguale e la sfrutta per giustificare una folle ambizione di potere. Enzo compie il suo processo di umanizzazione attraverso l’amore. La sua creatura salvifica è Alessia, pronta ad accogliere ingenuamente un sentimento forte, nonostante gli abusi sessuali subiti dal padre. E solo con l’amore Enzo capirà, come afferma una frase conclusiva del film, che “un super eroe è un individuo dotato di grande talento e di grande coraggio, che agisce quando ha tutto da perdere e nulla da guadagnare”. Per citare una frase dello Spider-Man portato sul grande schermo da Sam Raimi “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Ma cosa può succedere quando il potere finisce nelle mani sbagliate? Lo Zingaro sarà l’esempio più eclatante di un uomo senza nulla da perdere, pronto a qualsiasi cosa pur di inseguire una voglia negativa di apparire. Morale? Se da un parte è vero che tocca a noi scegliere dove stare, dall’altra però, l’ambiente può influenzare la nostra percezione del giusto. Enzo è inizialmente un uomo dedito a piccoli furti, sì. Ma perché senza genitori, senza famiglia, senza amici (come lui stesso dice) e soprattutto, in contatto con esponenti della malavita romana. Proprio qui subentra il messaggio di un amore quasi evangelico (non solo verso la donna, ma verso l’essere umano in genere) pronto a cambiare le carte in tavola.

Voto: 9 su 10

Piccola curiosità: Durante un servizio giornalistico sugli eventi che stanno sconvolgendo la città di Roma, Nicola Guaglianone appare in un cameo.

7.3.2016
 

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