Recensione Gentile: Il caso spotlight

il caso spotlight

Soggetto: Saverio Rizwikt     Illustrazioni: Bislacchi

 

 

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

Il caso Spotlight ha realmente meritato l’oscar come miglior film del 2016?

Molti, dopo averlo visto, si pongono questa domanda. Un gruppo di giornalisti del Boston Globe, denominato squadra “Spotlight”, nel 2001 avvia un’inchiesta su alcuni abusi sessuali perpetrati da preti a danno di minori. Le indagini compiute porteranno alla luce un problema dalle conseguenze ben più vaste e complesse del previsto. Il caso finirà sulle prime pagine delle cronache internazionali e smaschererà la Chiesa Cattolica per aver coperto e insabbiato quegli atti di pedofilia. Partiamo dall’aspetto tecnico. La fotografia di Manasobu Takayanagi è poco colorita, e la gestione minima della luce contribuisce fortemente a sviluppare il senso di un racconto di cronaca. Il cast è senza dubbio di altissimo livello (il doppiaggio non rispecchia appieno le potenzialità dei protagonisti). Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Micheal Keaton, Liev Schreiber e Jonh Slattery rendono le loro interpretazioni talmente naturali da dare l’illusione di vivere i loro ruoli senza alcuna finzione. Le colonne sonore sono sviluppate secondo una sorta di minimalismo in divenire – anche in virtù del tipo di narrazione – con grande senso logico e musicale. I suoni si fanno piccoli e le armonie vengono ridotte all’osso, senza mai essere però banali e scontate. Il compositore che ci sta dietro è di tutto rispetto: Howard Shore. Già diverse volte vincitore dell’oscar alla migliore colonna sonora con ben due dei film della trilogia del Signore degli anelli, Shore crea un’atmosfera musicale oscillante tra le sonorità di un film d’indagine e uno di mistero. Tom McCarty alla regia costruisce una narrazione di immagini assolutamente distaccata e realistica. I quadri scenici sono, grazie alle riprese in terza persona, freddi e imperturbabili, in piena armonia con la fotografia e il montaggio. Ma quello che potrebbe però sembrare un punto di forza sotto un profilo tecnico, dal lato dell’intrattenimento e della resa estetica si dimostra l’anello debole della catena. Il film, prima di infittirsi e concentrare la curiosità dello spettatore sul nocciolo della questione, sembra essere un po’ noioso. La sceneggiatura, dello stesso McCarty e di Josh Singer, è di ottima fattura: adotta dialoghi brevi, secchi, precisi e altamente comunicativi. Il linguaggio è di tipo giornalistico, e quindi, quanto mai attuale, comprensibile e diretto. Da una parte Il caso Spotlight può quindi anche essere considerato come il miglior film dell’anno. Ma dall’altra, per altrettanti validi motivi, una qualsiasi persona seduta in sala potrebbe dubitare sulla magnificenza dell’opera. Dunque, una prima risposta alla domanda iniziale potrebbe essere: Il caso Spotlight è senza dubbio un film di alto livello, ma non trova la scintilla giusta per fare il salto di qualità. Quella scintilla che permette allo spettatore di distinguere un bel film da un capolavoro. Quel qualcosa che lascia con il fiato sospeso. Il caso Spotlight dà l’impressione di emozionare, ma non emoziona mai. E allora può venire in mente un’altra domanda: l’intento di McCarthy è quello di emozionare? Sicuramente no. L’intento di McCarty è quello di descrivere. Proprio per questo cerca uno stile sobrio e distaccato. Stile che permette al film di continuare il suo operato morale nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo finale è ben chiaro: riflettere sul mondo che ci circonda. A maggior ragione se si parla di fatti storici, realmente accaduti. Quando scoppiò lo scandalo, la Santa Sede era già da tempo a conoscenza delle pedofilie commesse dai preti. E i problemi, come sottolinea la frase finale del film, esistono ancora oggi: il cardinale Bernard Francis Law – l’uomo che coprì gli abusi sessuali – è stato spostato, quasi in premio del suo lavoro, a Santa Maria Maggiore, a Roma. Nel cuore pulsante del cattolicesimo. Per un cattolico non può esserci colpo al cuore più duro di questo. Questo è e deve essere senza dubbio materiale su cui riflettere. Una storia così forte spinge tutti a non restare con le mani in mano. Perché il marcio è intorno a noi, più di quanto pensiamo.

Voto: 9 su 10

14.3.2016
 

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