Recensione Gentile: Forever Young

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

L’avanzare dell’età porta svantaggi. Ma anche vantaggi. Più che altro dipende dalla prospettiva. In sostanza: la vecchiaia porta più svantaggi o vantaggi? Ad analizzare la casistica ci prova Fausto Brizzi, con il suo nuovo Forever Young. Quattro storie si sovrappongono in un unico grande racconto. Quella di Angela, un’estetista di 49 anni che si trova in difficoltà a rapportarsi con un giovane di 20 anni, Luca, figlio della sua amica Sonia. Poi c’è Franco, un quasi settantenne fissato con lo sport, che non ne vuole a che sapere di sentirsi vecchio. Soprattutto quando scopre che sarà presto nonno. Diego invece, è un DJ alla moda che conduce un programma radiofonico, e pur di stare al passo con i tempi, non batte la fiacca nemmeno davanti ad un conduttore rivale molto più giovane di lui. L’ultimo è Giorgio, 50 anni suonati, ancora pronto a vivere la vita di un giovanotto, in coppia con una compagna poco più che ventenne. La vita da ragazzo non lo rende però felice, così intrattiene una relazione segreta con una coetanea. Per aver un giudizio immediato su Forever Young, ecco un immaginario breve dialogo tra due spettatori a fine film.

  • Parere sul film? Chiede il primo.
  • Secco? Risponde il secondo.
  • Si, secco. Continua il primo.
  • Un film che aldilà degli interessi di mercato non lascia trasparire nulla. Conclude il secondo.

In genere lo spettatore ha (quasi) sempre ragione. Partiamo dalle note positive. La sceneggiatura, di Edoardo Falcone, Marco Martani e dello stesso Brizzi, è caratterizzata da dialoghi chiari e molto precisi. I personaggi non disdegnano l’utilizzo del linguaggio parlato – sempre in linea con il proprio livello culturale – ed evitano il più possibile l’uso di un lessico artefatto. L’idea di base del racconto è buona. Il tema della non accettazione della vecchiaia, con tutto ciò che ne consegue è interessante. Non altrettanto si può dire della regia. Qui passiamo alle note negative. Brizzi non riesce a rendere concreto il suo film. Il messaggio di fondo, secondo cui bisogna sentirsi giovani dentro accettando la vecchiaia e tutto ciò che comporta, non passa. E se passa lo fa in modo inefficace. Colpa della costruzione scenica, artificiosa e innaturale, mai credibile. La comicità non trova una sua compiutezza: diverte ma non coinvolge. Sembra un po’ campata in aria. Forever Young è esattamente uno di quei film che non lascia niente. Intrattiene. E si ferma lì, all’intrattenimento. Ci siamo, il cinema comico italiano sembra ricadere nelle solite logiche di mercato. Peccato. In ogni caso basta dare un’occhiata al cast del film per capire che Brizzi vuole vendere un prodotto estremamente commerciale. A partire da Francesco Sole (nel ruolo di Nick, giovane rivale di Diego dj), che non riesce a recitare una frase di senso compiuto senza appiccicare una parola all’altra. Per poi passare alla scelta – per niente azzeccata – di attribuire una parte da protagonista all’ex Amici (il celebre programma della De Filippi) Emanuel Caserio (nel ruolo di Luca), che invece di vestire i panni di un toy boy, sembra interpretare la parte di uno psicopatico assetato di sangue. Un vampiro in cerca di una preda a cui succhiare il sangue. E, senza nulla togliere alla breve apparizione di Nino Frassica, tutto è finalizzato solo a sbancare il botteghino. Eppure, per quanto grandi siano stati gli sforzi di Brizzi, un film che non funzione rimarrà sempre un film che non funziona. Non c’è nulla a salvarlo. Nemmeno star di primo livello come Sabrina Ferilli (Angela nel film), Luisa Ranieri (Sonia), Francesco Bentivoglio (Giorgio), Lillo (Diego DJ) o Teo Teocoli (Franco). Le colonne sonore sono per lo più realizzate con musichette pop e canzoni leggere. Il modello musicale di Bruno Zambrini si sposa perfettamente con l’intento consumistico del film: melodie orecchiabili e armonizzazioni scarne e standardizzate. «É il primo film dai tempi di Ex (uscito nel 2009) nel quale mi riconosco in pieno e che non è il frutto di compromessi o strizzate d’occhio al mercato». Parola di Fausto Brizzi. A voi il giudizio.

Voto: 5 su 10

26.3.2016
 

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