Recensione Gentile: Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Quel-grasso-grosso-matrimonioSoggetto e testi: Saverio Rizwikt   Illustrazioni: Bislacchi

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

Chi ha incastrato Kirk Jones?

Iniziamo subito col mettere le cose in chiaro: il sequel di Il mio grosso grasso matrimonio greco non è uno di quei film che merita di essere rivisto una seconda volta. Questo non significa però che sia un film da buttare e da non vedere, a priori. Un consiglio? Per chi decide di andare al cinema a godere di intrattenimento allo stato puro e nello stesso tempo ad imparare qualcosa di bello, nuovo e importante, Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 è il film sbagliato. Per chi invece è a casa e non sa cosa diavolo fare o come impiegare il tempo per rilassarsi, Il mio grosso matrimonio greco 2 è il film giusto. Almeno per passare un’oretta e mezza in compagnia di una delle più famose famiglie dei grandi schermi. Senza preoccupazioni. Senza pensieri. Senza nulla che possa farci annoiare e farci divertire. Per l’appunto. Il mio grosso matrimonio Greco 2 è un film paradossale: non fa ridere – se non raramente – e non annoia. Non dà niente e non pretende niente. Unico nel suo genere. Peccato che nel complesso non funziona. Il cinema è e rimane in ogni caso un’arte. E come tale deve essere trattata. Forse Kirk Jones, nuovo regista del film, punta a creare un’originale categorizzazione del cinema: il cinema del passatempo. Vuoto. Distaccato. Disinteressato. Inefficace. E soprattutto che non faccia presa sul pubblico. In questo c’è riuscito di sicuro …! Kirk Jones si trasforma così in un vero e proprio Ki (senza rk) ller Jones. Un assassino dell’arte. Se si cerca il movente dell’omicidio però, si scopre che i colpevoli sono due. Anche se apparentemente ne risulta uno. Ma chi è l’altro reo (in)confesso? Quanto effettivamente Kirk Jones è responsabile del delitto? Ormai è chiaro: qualcuno ha incastrato Kirk Jones addossandogli tutta la colpa. La fotografia e le musiche di Jim Denault e Christopher Lennertz non sono granché, ma funzionano. Entrambe si sposano bene con le rappresentazioni sceniche. Il montaggio di Markus Czyzewski presenta tagli sull’inquadrature precisi. E allora? Non si può fare molto con un copione non all’altezza tra le mani. Ecco l’indizio mancante. Forse il più importante. Il campo dei ricercati s’infittisce e porta inesorabilmente all’artefice di tutto: Nia Vardalos. Si tratta dell’attrice protagonista nei panni di Toula Portokalos, sotto le cui mentite spoglie si nasconde una sceneggiatrice! Dopo la nomination all’oscar per la migliore sceneggiatura originale nel primo film, con il suo nuovo scritto delude un po’ gli appassionati del genere comedy. La colpa è da imputare a una sceneggiatura piena di intoppi. Sviluppo dell’argomentazione banale. Situazioni comiche praticamente assenti. Sketch poco efficaci. Narrazione inconcludente. Insomma, non si sa dove il film vada a parare. Rimane sospeso per aria. In bilico tra l’assunzione nel regno dei cieli e la caduta all’inferno. Il mio grosso grasso matrimonio greco sta in Purgatorio, a scontare le colpe del suo fallimento. La nostalgia del sano divertimento e delle risate a crepa pelle però è tanta, se si guarda al mio grosso grasso matrimonio greco (1) diretto da Joel Zwick. Quello sì che di risate ne procurava. Così come allora ritorna la stessa famiglia soffocante e oppressiva, allargata però. Il matrimonio non è quello tra Toula Portokalos e Ian Miller (John Corbett) – lei greca lui americano – già celebrato nel primo episodio. Gli sposi sono Maria e Gus, genitori di Toula e capostipiti della famiglia, alle prese con una cerimonia nuziale mai avvenuta. Tutto da rifare. Vestito, chiesa, invitati, ristorante. E ai problemi che l’organizzazione del matrimonio comporta, Toula e Ian devono aggiungerne un altro: quello della figlia Paris. Ormai cresciuta, Paris è pronta a trasferirsi in un’altra città per proseguire gli studi al College e stare un po’ in pace, senza il peso della sua opprimente famiglia greca … Nota positiva? L’idea di rivalutare il rapporto di coppia. La vita sentimentale di due persone deve funzionare grazie ad un legame affettivo viscerale. Legame unico e in grado di unire gli individui aldilà di vincoli stabiliti da convenzioni sociali – in questo caso il matrimonio -.

Voto: 4 su 10

11.4.2016
 

Commenti chiusi.