Recensioni Gentile: Il libro della giungla

 

Il-libro-della-Giungla

 

Soggetto e testi: Saverio Rizwikt     Illustrazioni: Bislacchi

 

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

Il grande remake

È proprio vero: la Walt Disney non ne sbaglia una. Per rendersene conto basta dare un’occhiata agli incassi del remake del Libro della giungla diretto da Jon Favreau. Qui però non si tratta soltanto di botteghino. Il film, ispirato al famoso racconto di Rudyard Kipling, si dimostra un lavoro fatto in piena regola d’arte: un successo di effetti speciali, musiche, fotografia, narrazione, ambientazioni e costumi. Jon Favreau, già regista di Iron Man, cura tutto nei minimi dettagli. Per farlo si avvale della complicità di Bill Pope alla fotografia e Mark Livolsi al montaggio. I colori delle ambientazioni sono caldi e brillanti. Le inquadrature sono alcune di ampio respiro, e altre molto brevi e frenetiche. La telecamera sta addosso al corpo dei personaggi affannosamente, per poi allontanarsi e seguirne i movimenti da distanza meno ravvicinata, in modo più libero e tranquillo. Questo contrasto contribuisce a creare scene cariche di tensione e un ritmo di narrazione intenso, sempre in grado di tenere lo spettatore sul chi va là. La sensazione che si crea tra il pubblico è quella di un racconto quasi dal vivo. La composizione dei quadri scenici è molto fluida e lineare. Il 3D si sposa benissimo con l’apparato scenografico ideato da Christopher Glass. Gli effetti visivi sono generati al computer con l’innovativa tecnica del rendering fotorealistico. Le animazioni riproducono l’effetto ottico della visione reale e le immagini risultano così più che mai naturali e vicine alla realtà. La sceneggiatura di Justin Marks è ben scritta e ben argomentata; presenta dialoghi comprensibili e lineari. Le colonne sonore di John Debney sono in grado di descrivere i fatti in modo quanto mai puntuale e preciso. Ritorna la meravigliosa canzone di Terry Gilkyson Lo stretto indispensabile, qui ripresa ed orchestrata con vera maestria. Gli appassionati possono sognare ancora. Insomma, Jon Favreau è riuscito nell’intento di gestire una messa in scena davvero molto complessa – per l’animazione computerizzata – con un risultato davvero sorprendente. Le azioni dei personaggi sono in perfetta sintonia con lo svolgimento della storia. Mowgli (Neel Sethi) è un cucciolo d’uomo rimasto orfano e trovato solo in mezzo alla giungla da Baghera (Ben Kingsley), una pantera. Cresce insieme ad un branco di lupi e da questi impara la legge della giungla. Tutti gli animali del territorio vivono in pace. Presto le cose cambiano, e a minacciare la tranquillità del posto arriva Shere Kan (Idris Elba), una tigre del Bengala decisa ad uccidere il cucciolo d’uomo. Mowgli, costretto allora a fuggire e ad abbandonare il branco, si dirige verso il più vicino villaggio degli uomini per cercare rifugio. La giungla gli riserverà però delle sorprese: incontrerà un amico orso di nome Baloo (Bill Murray), ma anche tanti nemici come il serpente Kaa (Scarlett Johansson) e la scimmia King Louie (Christopher Walken) … La recitazione funziona bene. I vari Baloo, Shere Kan, Bagheera, Kaa e King Louie sono interpretati a dovere, il più vicino possibile a quelli del lungometraggio animato del 76. Tra le cose che non si può fare a meno di notare guardando Il libro della giungla c’è senz’altro il riferimento alla struttura sociale dell’uomo. Così come la società, anche la giungla ha le sue regole. Regole che sono rigorosamente rispettate da tutti gli animali. Alcuni gruppi di animali hanno addirittura un’organizzazione vagamente politica. I lupi sono lo specchio di una società democratica dove prospera l’uguaglianza e il rispetto reciproco; le scimmie quello di una società verticistica e dittatoriale, lacerata dalle differenze sociali e dall’ambizione di potere. Ma quale società rappresenta l’uomo? Sarà forse il denaro l’indice della supremazia umana sui suoi simili? Siamo in una falsa democrazia? Basterebbe considerare la discendenza dalle scimmie per trovare risposta. Concludiamo con il riflesso del crimine: Shere Kan. L’uomo che per dominare su altri uomini si fa strada con la forza.

 

Piccola curiosità: Un’immagine del fumetto rende ironicamente omaggio al dipinto di Caravaggio “Giuditta che decapita Oloferne”. Scopri qual è e interpreta il senso che può avere nel contesto! Rispondete sui social!

Voto: 8 su 10

 

 

 

17.4.2016
 

Commenti chiusi.