Recensione Gentile: Veloce come il vento

 

Veloce-come-il-ventoSoggetto e testi: Saverio Rizwikt     Illustrazioni: Bislacchi

 

Di Saverio Rizwikt (Saverio Rizzo)

Molti film prima di essere compresi devono essere interpretati. Veloce come il vento invece è uno di quei film che di interpretazioni non ne ha affatto bisogno. Si spiega da solo. Chiaro come la luce del sole. Limpido e cristallino come l’acqua della barriera corallina. Cosa succede? Dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, anche Veloce come il vento fa rivivere al cinema italiano, per circa 120 minuti, una nuova vita. Proprio come la fenice di Albus Silente, l’Italia cinematografica risorge momentaneamente dalle ceneri. Lo stesso senso di rinascita lo aveva dato Paolo Genovese, deciso a sovvertire l’ordine (non della fenice) dei cinepanettoni con la sua commedia Perfetti Sconosciuti. Con Veloce come il vento, la santa trinità degli italian movie – come direbbe un hollywoodiano convinto – 2016 sembra formata. Nel nome del padre (Perfetti sconosciuti) figlio (Lo chiamavano Jeeg Robot) e spirito santo (Veloce come il vento). In attesa di scoprire se la religione cinematografica italiana sia politeista, Matteo Rovere si dimostra uno dei più promettenti giovani registi attuali. Così come Gabriele Mainetti, anche lui prova a tenere alto l’onore italiano attraverso la fusione del cinema di genere – in questo caso l’action car – con quello d’autore. Un esperimento fino ad adesso perfettamente riuscito e che preannuncia l’alba di una nuova cinematografia tutta italiana: l’oltrepop cinema. L’idea originale dell’autore è messa al servizio dei gusti popolari dello spettatore. L’autore diventa un po’ come un cuoco: concepisce una pietanza creativa per soddisfare il palato del suo cliente, assecondandone così i gusti tipici. Il risultato finale è un prodotto d’arte pura che supera la categorizzazione di cinema popolare e d’autore per dar vita ad un nuova concezione di cinema. Quasi un parallelo italiano – con le dovute differenze – dell’inconfondibile timbro di Clint Eastwood a Hollywood (vedi Million dollar baby). Un cinema, quello dell’oltrepop, senza la benché minima ombra di tempi morti, dal montaggio frenetico, dalla fotografia iper-realistica e dallo svolgimento scenico immediato. Un cinema in grado di unire la fisicità delle emozioni e delle sensazioni con il carattere metafisico del pensiero. Un unione che si manifesta attraverso la materializzazione del pensiero nello svolgersi della scena (che è concreta): lo spettatore fa la sua riflessione (che è astratta) nel momento stesso in cui gode del piacere dell’azione scenica. A darne conferma è l’emozione e la stimolazione sensoriale che il film produce nello spettatore. Più o meno come la consumazione di un rapporto sessuale come atto concreto del pensiero d’amore. Cambiano solo i soggetti. Da una parte c’è il film, dall’altra il pubblico. Entrambi uniti in un erotismo non convenzionale. Gli occhi dello spettatore finiscono per incollarsi irrimediabilmente allo schermo con il super attak. Il cinema soddisfa allora un bisogno biologico essenziale, come può essere quello di bere o mangiare: quello di emozionarsi. L’idea secondo cui per riflettere sul significato di un film ci si debba impegnare parecchio è messa al bando. Addio noia, addio cinema difficile. In Veloce come il vento non è lo spettatore che deve stare attento: è il film che fa stare attento lo spettatore. Ben scritto, ben diretto, interpretato e musicato magistralmente, il “piccolo” capolavoro di Matteo Rovere attira su di sé l’attenzione dei presenti in sala come una calamita. Non si può proprio fare a meno di restare attenti. Non rimane altro che premere il piede sull’acceleratore e correre a vedere il film. Proprio come fa Giulia De Martino (Matilda De Angelis), pilota di talento che a soli 17 anni partecipa al campionato italiano GT. Dopo una serie di drammatici eventi familiari, Giulia si ritrova a gestire un difficile rapporto con il fratello Loris (Stefano Accorsi), un tempo pilota di fama internazionale, e adesso tossicodipendente. Alle già complicate situazioni in famiglia si aggiunge una situazione economica disastrosa. Per evitare il tracollo finanziario Giulia non può far altro che vincere il campionato GT o partecipare ad una pericolosissima gara clandestina: l’italian race. Insomma, da Fast and Furious ad Accorsi la furia, Veloce come il vento fa proprio tombola.

Voto: 9 su 10

24.4.2016
 

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